LA STORIA
Il secondo dopoguerra e le ACLI
La Cooperativa Agricola ACLI di Villa Bartolomea nasce il 29 maggio 1960, in un contesto storico segnato dalla ricostruzione economica e sociale del secondo dopoguerra. In quegli anni, nelle campagne del Nord Est italiano, si assiste a un lento ma importante processo di modernizzazione: da un lato le riforme agrarie ridistribuiscono la terra, dall’altro l’agricoltura rimane frammentata e fortemente legata alla piccola proprietà. Oltre a ciò, è proprio in questa fase che prende corpo il movimento ACLI Terra, nato nel 1947 per promuovere la formazione tecnica, la cooperazione, la tutela sociale e l’accesso ai servizi per i lavoratori agricoli. In particolare, le ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) furono costituite da Achille Grandi nel 1944 per sintetizzare le esigenze del mondo del lavoro con la visione cristiana della vita.
La nascita della cooperativa
A testimoniare un certo interesse verso le ACLI vi furono alcune realtà attive sin dai primi anni del secondo dopoguerra. Infatti, ben prima della nascita della cooperativa agricola, a Villa Bartolomea sorsero un Patronato, attivo tra il 1947 e il 1960, e una cooperativa di consumo (1948-1965), fondata da Don Saverio Cristanini e sostenuta dall’impegno del Presidente Rino Franceschetti e dal Presidente del Circolo Luigi Bertassello. Fu però nel quadro della crescente meccanizzazione del settore agricolo e dello spopolamento delle campagne che a Villa Bartolomea un gruppo di agricoltori diede origine alla Cooperativa Agricola ACLI, con l’intento di offrire un sostegno concreto e condiviso ai soci. La cooperativa, fondata il 29 maggio 1960 da 20 soci, si pose infatti come obiettivo la fornitura di servizi mutualistici e la valorizzazione delle produzioni locali. Tra i protagonisti della nascita vi fu il sacerdote, don Tarcisio Avesani, giunto in paese il 17 novembre 1956 all’età di 22 anni. Egli riuscì a far comprendere il valore dell’iniziativa al vescovo di Verona, Mons. Giuseppe Carraro, il quale decise di vendere una Fiat 1400 ricevuta in dono da alcuni benefattori e di devolvere il ricavato per l’acquisto di un trattore Fordson Dexta.
Il primo decennio di vita
Al primo acquisto, il trattore Fordson Dexta seguirono, per tutto il decennio, ulteriori spese: un aratro, un erpice, una puleggia, una barra falciante e una Mietilega Laverda tra il 1960 e il 1961; una Mietitrebbia Arbos Record e una pressaforaggi Welger nel 1964 per rispondere alla crescente esigenza di coltivazione del granoturco; il terreno in via Brancaglia e la costruzione del magazzino dedicato allo stoccaggio di concimi e sementi, tra il 1965 e il 1967; e infine l’acquisto dell’essiccatoio mobile “Mizzotti” e una nuova Mietitrebbia Arbos nel 1968. In questo periodo fioriva la coltura del fagiolo “gnocco”, favorita dal clima caldo-umido e dal terreno limoso e fertile, modellato da secoli di esondazioni, rotte (tra le quali quella del 1667 fu di portata eccezionale) e variazioni di corso del fiume Adige. Questa tipologia di coltura fu impiantata dapprima nelle adiacenze del fiume, in località Spinimbecco, espandendosi in seguito verso ovest. Sotto il profilo amministrativo, i primi passi della Cooperativa furono mossi dalla presidenza di Cleto Bellini (29 novembre 1924), dal 1960 al 1966. Inoltre, nel primo e nel secondo Collegio Sindacale, rispettivamente 1960-63 e 1963-66, era presente Dino Coltro – figura esterna rispetto al territorio di Villa Bartolomea – che ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del movimento ACLI Terra nel veronese, ad esempio con la nascita delle Cooperative agricole di Castagnaro e Villa Bartolomea.


Lo sviluppo della cooperativa
Durante gli anni Settanta e Ottanta la cooperativa conobbe un forte sviluppo, frutto di precise scelte strategiche. Esse comportarono non solo miglioramenti tecnologici con conseguente accrescimento della produttività, ma anche lo spostamento dal piccolo magazzino in via Brancaglia all’attuale impianto di via Albertone. Gli anni Settanta furono quindi piuttosto significativi dal punto di vista dell’espansione. Nel 1973 fu posato un silos metallico di cinquemila quintali ed installato il primo essiccatoio fisso. Tra il 1974 e il 1975 seguì l’acquisto del terreno in via Albertone, attuale sede della Cooperativa; contestualmente fu acquisita una cabina elettrica e costruito l’impianto di essiccazione e stoccaggio ancora oggi esistente, con ampliamenti effettuati rapidamente. La Cooperativa riuscì a dotarsi della propria sede, di una pesa, di nuove attrezzature, di macchine agricole con aratri, seminatrici e rimorchi. Dotazione dovuta al circuito ACLI che favorì l’acquisto condiviso di macchinari agricoli. Dal punto di vista amministrativo, la presidenza durante questi anni di sviluppo fu retta da Dino Rigo dal 1966 al 1984, cui seguì quella di Luigi Ferrigato, costantemente adiuvato dalla sapiente opera coordinatrice del vicepresidente Anselmo Ghedin, del segretario Luigi Bertassello e del magazziniere tuttofare Luigi De Tomj. I presidenti successivi, Luigi Montagnana e Giulio Zanetti, hanno continuato nella strada dello sviluppo e miglioramento operativo ed associativo. Il Consiglio direttivo con il presidente attualmente in carica, Ivan Zanetti, si trova, oggi, ad affrontare complicate problematiche legate ai veloci mutamenti del mondo attuale. Queste vicende rendono chiaro come l’adesione ai principi fondanti del movimento ACLI Terra continua ad imprimere alla cooperativa una visione attenta alla persona, all’ambiente e alla giustizia sociale, favorendo la solidarietà tra agricoltori e la partecipazione attiva alla vita comunitaria nel più ampio quadro dello sviluppo agricolo intercorso dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

Archivio Giorgio Sandrini
Una scelta vincente
La storia della cooperativa è dunque significativa se inquadrata nel grande cambiamento economico, sociale e identitario che prese luogo durante il secondo dopoguerra. Incardinata nell’esperienza sociale e cattolica delle ACLI, la Cooperativa Agricola di Villa Bartolomea – che a breve festeggerà i 65 anni di vita – volle essere una risposta allo spopolamento delle campagne. In quel periodo i giovani tendevano infatti ad optare per il lavoro svolto nelle realtà artigiane e industriali, che dava maggiori garanzie di benessere rispetto alle prospettive del lavoro agricolo. La volontà di superare le difficoltà fu dunque il il motore di questa iniziativa che, grazie all’unione delle forze, riuscì a garantire i propri soci. La meccanizzazione dell’attività agricola riuscì a sostituire le carenze dovute allo spopolamento, rendendo vincente la scelta cooperativa. Una situazione complessa, difficile, quale andò determinandosi nel corso del boom economico per il comparto agricolo fu risolta grazie al principio di mutualità promosso dalle Acli (e dunque dall’iniziativa locale), inteso come concetto alieno al profitto, al lucro, e profondamente votato all’aiuto reciproco.