Meccanica Fadini

Settore metalmeccanico ,

 Cerea

LA STORIA

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Il brevetto della piattaforma cigno (1967)

Storia di una passione

La storia di questa ditta comincia nel 1966 a Cerea, quando i fratelli Luigi (1941), Gaetano (1942) e Carlo (1948), già avvezzi alla meccanica imparata nella bottega di biciclette del padre, nel tempo libero cominciarono a costruire piattaforme aeree per la raccolta della frutta. Nel solco delle crescenti esigenze di meccanizzazione e il progressivo affermarsi del boom economico, essi dettero vita ad un’idea in grado di affermarsi nel tempo. Nel pieno dell’industrializzazione che, provocando lo spopolamento del lavoro nel comparto agricolo diede luogo alla necessaria meccanizzazione dello stesso, la passione meccanica portò i tre fratelli a mettere a punto una prima piattaforma mobile – il cui brevetto fu depositato nel 1967 – che prese il nome “Cigno”, per l’evidente somiglianza con la forma dell’omonimo volatile. A rendere all’avanguardia questa prima macchina (oggi esposta dinanzi l’ingresso dell’edificio amministrativo e alla quale è dedicata una rivista interna nel 2023) fu il meccanismo idraulico con lubrificazione ad olio. Nonostante ciò, le difficoltà non mancavano. Le spese (del personale, della materia prima e delle attrezzature) erano assai ingenti e le garanzie date dalla piccola bottega di biciclette non erano sufficienti per accedere ai prestiti offerti dalle banche. Nel momento del bisogno il sostegno giunse soprattutto dai vicini, dimostrando un forte senso di comunità e solidarietà a livello locale ad oggi perduto. Queste vicende rappresentano dunque un valore di carattere sociale.

Foto della piattaforma mobile cigno in azione

Dalle piattaforme ai cancelli automatici

Il progressivo passaggio alla produzione di cancelli automatici avvenne tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Alla base di questa vi fu un’occasione. Un cliente infatti avendo chiesto ai tre fratelli di costruire un motore per automatizzare il cancello dal quale passava la piattaforma prodotta dagli stessi, riuscirono nell’intento richiesto sfruttando l’esperienza maturata costruendo piattaforme. L’obiettivo fu raggiunto con grande soddisfazione del cliente. Questa prima esperienza permise di comprendere un fattore fondamentale alla base del successivo successo dell’azienda. La messa a punto di un motore era meno impegnativa in termini economici rispetto ai costi per la realizzazione di una piattaforma. Oltre alla passione e all’impegno, il basso costo del prodotto, la scelta della tecnologia idraulica e la crescita della piccola e media borghesia si rivelarono fondamentali per tutti gli anni a venire. Ciò permise di abbandonare progressivamente le attività di tornitura per conto terzi e di costruzione delle piattaforme, convogliando forze ed energie verso la produzione di cancelli idraulici, fondando pertanto una ditta che era primariamente individuale. Quest’ultima, oltre ad avere le possibilità per automatizzare il proprio portone di casa, spinse l’azienda a partecipare a fiere, prima locali e poi internazionali, come a Parigi (1987) o a Mosca.

La sede storica della ditta. Archivio Giorgio Sandrini

Non solo passione, ma anche tecnica

Oltre alla volontà di scartare la movimentazione meccanica optando per quella idraulica con lubrificazione ad olio (che garantisce qualità e durata nel tempo poiché lubrifica costantemente i componenti e li isola dagli agenti esterni), la scelta di curare l’intera filiera produttiva – partendo dalla materia prima, reperita in area vicentina e nelle aree modenese ed emiliana – deriva dal senso di autosufficienza dei tre fratelli. Questo principio e la successiva volontà di optare per la standardizzazione portarono all’espansione del numero dei dipendenti, che contavano tre o quattro unità negli anni Settanta, e dei capannoni, partendo dalla località Frescà, ai confini con il comune di Casaleone, sino addentro quello di Cerea.

Un’azienda, una testimonianza

Questa vicenda si configura dunque come diretta testimonianza di un cambiamento storico. La proposta di creare un motore per automatizzare il proprio cancello e l’ascesa della piccola e media borghesia, funsero da ponte per un’azienda in origine strettamente correlata al settore agricolo. Meccanica Fadini, divenne protagonista del processo di industrializzazione che contribuì a forgiare l’identità veronese e veneta, da allora legata al settore industriale.

Nella foto viene rappresentato il motore idraulico utilizzato dall’azienda per la piattaforma “Cigno”



TESTIMONIANZA

di Marco Fadini, socio e rappresentante della 2^generazione

C’è un episodio particolare che vale la pena raccontare?

«Con la piattaforma Cigno sono arrivati sino ad una fiera a Mosca. Il costo del ritorno era un po’ eccessivo ma sono riusciti a venderla, piazzando una piattaforma aerea in Russia. Sono tornati a casa un po’ più leggeri come peso ma forse più contenti».

Quali furono le soddisfazioni?

«Sicuramente i primi ordini dall’estero, che pervennero a partire dagli anni Ottanta, furono tra questi. Oltre ciò, durante i primi anni di questo decennio una multinazionale, la De Rica, azienda che produceva piselli, chiese di fare la manutenzione delle macchine legate alla lavorazione dei piselli. Al tempo, quando l’azienda ancora contava una squadra di tre o quattro dipendenti, questa richiesta si rivelò un aiuto fondamentale in termini economici».

Quale messaggio vuole lanciare ai giovani?

«Viviamo in momenti diversi e bisogna capire le proprie dimensioni. Bisogna capire le proprie fondamenta, per poter partire con un progetto, che non è detto che debbano essere solo economico finanziarie, ma anche dei rapporti con le persone e dalla fattibilità progetto. Credici, ma prima valuta i fondamenti del tuo progetto, che se sono solide tutto il resto si costruisce»

Progetto realizzato dall’Associazione Humanitas Act e inserito nell’Ecomuseo Aquae Planae nell’ambito del progetto “Mostra sul Paesaggio Agroindustriale” realizzata con finanziamento “Iniziative di promozione e valorizzazione dell’identità veneta” DGR n. 814 del 15/07/2025