LA STORIA
Aprire bottega
La storia della ditta Guarise prende avvio con Remigio, nato nel 1941 a Cherubine di Cerea. Dopo cinque anni di apprendistato presso la bottega di Farinazzo e la frequentazione della scuola “Appio Spagnolo” ogni domenica mattina, a soli 17 anni, nel 1958, iniziò a lavorare di sera portandosi a casa pezzi dal laboratorio dove operava di giorno, così per fare esperienza e guadagnare ulteriormente. A questa esperienza formativa si affiancò, per un paio d’anni, anche quella presso la scuola di avviamento professionale a Legnago – che poteva essere frequentata una volta ottenuta la licenza elementare – la quale dava i primi rudimenti di contabilità e di materie legate all’artigianato. Dopo qualche anno, arrivò il passo decisivo. Nel 1961 Remigio diede avvio alla sua prima bottega in via Dosso a Cherubine. Questa fu ricavata da una stanza della casa e attrezzata per l’intaglio conto terzi. Nel pieno del boom economico, la ditta raggiunse ben presto clienti esterni rispetto al comprensorio cereano. Nonostante ciò, i primi anni furono difficili: mancava personale e Remigio poté contare solo sull’aiuto dei fratelli e delle sorelle. In una famiglia numerosa e di umili origini, in cui il padre era salariato e la madre lavorava come lavandaia, fondamentale fu l’aiuto di un muratore amico del primo che costruì l’edificio in via Calcara, da ripagare a poco a poco. Avendo nozioni di contabilità grazie alla formazione presso la scuola di avviamento professionale e l’Appio Spagnolo, essendo pratico non solo di tutte le fasi di realizzazione del prodotto ma anche della progettazione, Remigio garantì all’azienda la capacità di rispondere in toto alle richieste dei clienti. Dunque, l’esperienza di Guarise riflette in maniera significativa il clima degli anni Cinquanta e Sessanta, quando la società veronese, attraversata dall’industrializzazione, visse un profondo cambiamento di mentalità: sempre più giovani intravedevano nell’artigianato una concreta possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita. La bottega divenne così uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione sociale e culturale di carattere identitario.

Il trasferimento in via Calcara
All’inizio degli anni Sessanta la ditta ampliò le proprie produzioni, realizzando cornici, letti e consolle, oltre all’intaglio con strumenti tradizionali come le sgurbie (sgorbie, utilizzate per scavare e modellare il legno), le spaolete (spatole, utili per modellare e pulire le superfici nei rilievi più minuti), lo stracanton, (cantonale, ossia un pezzo di legno usato per bloccare la seduta delle sedie di legno) e il puntirol (punteruolo, attrezzo a punta per tracciare e marcare i disegni sul legno). Il decennio coincise con il miracolo economico, che fece crescere la domanda anche per il settore artigianale, coinvolgendo direttamente l’azienda. All’inizio degli anni Sessanta essa fu trasferita in via Calcara, più vicina al centro storico di Cerea. Qui, l’8 dicembre 1963, venne inaugurato il negozio, data che segnò anche la prima vendita diretta. Si trattò di un salto decisivo per l’impresa che cominciò ad avere contatto con il cliente finale. Il piano superiore dello stabile era adibito ad abitazione, mentre i nuovi spazi offrivano corrente elettrica adeguata, prima insufficiente. La produzione spaziava tra diversi stili come il barocchetto (legato al XVII secolo) e il parigino (stile legato al periodo del Settecento e del primo Ottocento). Scelta strategica fu la decisione di rivolgersi solo ai privati, evitando i commercianti che imponevano prezzi ribassati e il pagamento tramite cambiali, piuttosto rischioso. Grazie al successo ottenuto, la sede fu ampliata per tre volte raggiungendo i 1000 mq: un’area in gran parte dedicata all’esposizione, con un piccolo capannone sul retro riservato alla logistica. Questo sviluppo rispondeva alla crescente domanda del periodo e consolidava il ruolo della ditta nel pieno del boom economico. Gli anni Sessanta rappresentano dunque un momento di fioritura per la ditta, che accoglieva clienti provenienti ben al di là dell’area veronese e veneta, ad esempio alcuni giungevano anche dalle regioni meridionali ed addirittura dalla Sicilia e dalla Sardegna. Ciò testimonia quanto stesse accadendo all’epoca nel piccolo centro di Cerea.

Archivio Giorgio Sandrini
La massima espansione
Lo sviluppo avvenuto nei decenni del boom economico fece dunque crescere assai il comparto commerciale. A tal proposito scelta strategica di questa azienda fu la volontà di trattare solo con i privati – ossia praticare la sola vendita al dettaglio – anziché con il commerciante che tendeva a giocare al ribasso sfruttando strumenti come le cambiali che rappresentavano un rischio in questo senso. Per Remigio e i suoi collaboratori le soddisfazioni erano frutto del duro lavoro, ben sintetizzato nel motto aziendale “c’è solo un modo di fare le cose, farle per bene”. E proprio di ulteriori soddisfazioni si può parlare in riferimento agli anni Settanta. Nel 1971 alla ditta furono aggiunti nuovi spazi. Fu infatti costruito un secondo negozio (1972-1973) e raggiungendo i 1600 mq, mentre alla fine del decennio fu comprata l’area dell’attuale laboratorio. Gli anni Settanta rappresentano il periodo di massima espansione, con molte aziende che potevano permettersi più esposizioni nonostante la crisi energetica. Negli anni Ottanta arrivarono invece i primi macchinari, segnando il passaggio da strumenti artigianali e seghe di recupero alla tecnologia industriale, spinta dal boom delle aziende meccaniche. Il percorso dell’azienda riflette così la trasformazione generale del settore: dalla crescita e vitalità degli anni Settanta all’innovazione tecnologica degli anni Ottanta, che segnò definitivamente il passaggio dall’artigianato tradizionale a una produzione più moderna ed efficiente.

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