LA STORIA
Il XIX Secolo, la famiglia Spedo e la nascita della ditta
Le vicende legate a questa ditta affondano le proprie radici nelle attività che la famiglia Spedo svolgeva tra la fine del XIX e la fine del XX secolo. Si hanno infatti notizie di essa a partire dalla generazione di Pasquale (1803-1886) – e di un certo Francesco, sposato con Cavallaro Giovanna, papà di Pasquale e assessore comunale di Castagnaro nel 1875 – padre di Antonio (1849-1912), soprannominato morin, sposato con Diletta Arellaro, detta “Isa”, ossia Isabella. Furono questi ultimi a dare alla luce la generazione di Evaristo (1875), Dionigi (1881) e Pasquale (1887-1935). Costoro svolgevano, rispettivamente, i mestieri di falegname, contadino e fabbro: non a caso, fu proprio Pasquale a dar vita all’azienda. Tra i suoi figli Maria (1911), Teresina (1913), Antonio (1915), Luigi (1916), Porfirio (1919), Bruno (1921), Agnese (1923), Romenio (1926), Pietro detto “Danilo” (1929) e Irma (1930), Antonio e Pietro Danilo furono i fondatori delle due aziende tutt’oggi presenti, rispettivamente, a Badia Polesine e a Castagnaro. Sebbene l’attività della famiglia Spedo risalga al XIX secolo, il primo documento ufficiale della ditta è un preventivo del 24 febbraio 1924. Le attività svolte dall’impresa, probabilmente nata in precedenza e di proprietà di Pasquale (1887-1935) – che svolgeva il mestiere di fabbro – sono chiarite dall’intestazione “Spedo Pasquale officina meccanica con riparazione di Macchine Agricole”. Da una breve lettura si comprende come la ditta svolgesse attività produttive (come la produzione di nastri per pompe o di una segha nuova) e di manutenzione (come la riparazione di un restelo, l’antico rastrello mobile per la raccolta del fieno effettuata dopo gli sfalci). Questa tipologia di attività rende evidente come l’origine della ditta fosse strettamente legata al lavoro di fabbro svolto da Pasquale. L’ubicazione della ditta fino al 1952 corrispondeva all’abitazione della famiglia e si componeva di un fienile e dell’aia, ma anche di una stalla, adibita poi ad officina.


In posizione centrale Bruno Spedo.

Castagnaro, via cimitero (1941).
Declino e ripresa dell’attività
Il periodo tra la fine degli anni Trenta e la prima metà del decennio successivo fu piuttosto difficile a causa della morte di Pasquale e delle difficoltà economiche in cui si trovò l’azienda, dovute alla svalutazione della lira e alla crisi provocata dal crollo della Borsa di New York (1929). Grazie ad un preliminare di compravendita è possibile constatare un passaggio fondamentale di queste vicende. Infatti, dopo aver perso la proprietà dell’azienda e dello stabile nel 1937, i fratelli Antonio, Bruno, Porfirio, Romenio, Pietro Danilo e Luigi riuscirono a riacquistarle tra il 1942 e il 1943. Dall’atto è possibile inoltre conoscere l’articolazione dell’immobile. Questo comprendeva casa, fienile, stalla trasformata in officina, rimessa, terreni e aia. In quegli anni assai funesti, i fratelli continuarono un’attività anche in qualità di terzisti grazie all’acquisto di due sgranatoi, entrambi presenti nelle due foto qui sopra del 1939 e del 1941 (d’altronde le mietitrebbie sarebbero arrivate solo alla fine degli anni Cinquanta), cui affiancarono la riparazione, l’acquisto e il noleggio di macchine agricole. Nonostante le difficoltà, l’azienda contava tre o quattro dipendenti, poiché i fratelli erano in gran parte richiamati in guerra. Fu solo tra il 1946 e il 1947, all’indomani del conflitto, che grazie all’acquisto di alcune segatrici (pur non potendole comprare riuscirono a concordare la spesa con la ditta Granchi di Sermide, che le aveva in vendita, dando in seguito la somma dovuta), l’attività dei fratelli riprese vigore. L’azienda intensificò i lavori per conto terzi (seminatrici, rastrelli, sgranatura del mais) e iniziò a produrre macchine agricole. Alla fine degli anni Quaranta, con la creazione di uno spandiconcime legato alla diffusione della calciocianamide, i fratelli cominciarono a partecipare alle fiere agricole di Bovolone, Verona e dei paesi limitrofi. La ripresa dell’attività fu inoltre spinta anche dal più ampio contesto storico. Durante i primi anni del secondo dopoguerra stavano giungendo aiuti internazionali che si concretizzarono nel Piano Marshall (1948-1953). Oltre ciò, l’area adiacente al fiume Adige delle province di Verona e Rovigo venne destinata alla coltivazione delle patate, con l’obiettivo di aumentare la produzione agricola che subito dopo il conflitto mondiale scarseggiava. La vicenda della famiglia Spedo si inserì in tale contesto. La ditta cominciò a rispondere alle crescenti esigenze di mercato producendo anche macchine agricole dedicate alla raccolta delle patate.

Archivio Giorgio Sandrini

Il boom economico e la “pacifica” divisione
Dopo aver fondato a Villa Bartolomea – dove Luigi rimase a vivere e a condurre una propria attività, definitivamente distinta da quella di Castagnaro – e a Castelbaldo nuove aziende per procacciarsi ulteriore clientela (1948), durante gli anni Cinquanta e Sessanta, l’azienda passò dalle sole riparazioni al recupero e rivendita dei trattori utilizzati, soprattutto della “Ferguson”, dedicando quindi l’attività anche al commercio. Nel 1952 la famiglia acquistò lo stabile in via Polesine a Castagnaro dove, alla costruzione del primo edificio nel 1954 (dove erano collocati l’officina e gli uffici al piano nobile) seguirono l’attivazione di un distributore di benzina e metano nel 1954/56, le costruzioni del primo capannone produttivo destinato a macchine agricole come erpici, frangizolle e trapiantatrici (1957-1958), il secondo capannone (1962-1963), oggi adibito a magazzino prodotti finiti, e infine quelli collocati più a sud, realizzati negli anni Settanta. Ma nonostante il florido periodo, la ditta si trovò dinnanzi alla necessità di includere la nuova generazione. Ciò portò a dividere l’azienda nel 1968. Antonio, volendo includere i propri figli, iniziò un nuovo percorso a Badia Polesine, scelta vissuta, in un certo senso, in modo “pacifico”. Si decise infatti di dividere la produzione di macchine per tipologia: “F.lli Spedo” di Castagnaro continuò ad occuparsi di macchine agricole dedicate alla semina, alla rincalzatura ed alla raccolta delle patate, mentre nella ditta di Badia Polesine “A. Spedo e figli” venne trasferita la produzione delle macchine frangizolle e degli erpici a punte, cui seguì il brevetto dell’interfilare Tridisco. Questa “pacifica divisione” fruttò alle due ditte nel corso del tempo. Ad esempio, la partecipazione alle fiere fu sempre svolta assieme. Oltre a quelle sopra citate, il ramo di Castagnaro e quello di Badia Polesine cominciò a partecipare all’EIMA (Esposizione Internazionale di Macchine per l’Agricoltura e il Giardinaggio) di Bologna, un importante appuntamento per gli operatori del settore. A ciò si aggiunge ultimamente – grazie all’importante contributo delle ultime generazioni – la partecipazione a fiere internazionali, come la SIMA (Salon International de la Machine Agricole) di Parigi, a cui vi partecipa la ditta di Badia Polesine, e l’Agrotecnica di Hannover, che invece è un appuntamento fisso per l’azienda di Castagnaro.


Verona, Fiera Agricola 1973


Anno 1962
Alcune note tecniche
Se per un certo periodo, tra il 1958/59 e la prima metà degli anni Sessanta, l’azienda divenne punto di riferimento per la manutenzione dei trattori Ferguson, la crescita che visse a partire dal secondo dopoguerra condusse la stessa a sviluppare nuovi macchinari agricoli via via brevettati, contribuendo allo sviluppo tecnologico nel settore. Tra gli attrezzi agricoli più importanti l’azienda (Castagnaro o Badia?) vi furono lo spandiconcime, il frangizolle a dischi con cuscinetto oscillante, l’interfilare Tridisco e, infine, l’erpice a due dischi combinato con estirpatore. La storia di questa famiglia – e delle due ditte di Badia Polesine e Castagnaro – rappresenta dunque un profondo esempio di come da un territorio strettamente incardinato nell’economia agricola, siano nate realtà in grado di forgiare l’identità veronese e veneta. I valori che mossero le scelte e le decisioni, di generazione in generazione, riconoscibili nei principi di solidarietà e rispetto nei confronti delle persone, gli oltre cento anni di attività e il passaggio “pacifico” della divisione sono tasselli fondamentali di un’impresa, di una storia, divenuta punto di riferimento, non solo nel proprio paese e più tardi a livello nazionale e internazionale, ma anche nel settore di riferimento, anche grazie all’aiuto di aziende agricole come la società agricola Ortolan di Giacciano con Baruchella che contribuì alla sperimentazione delle nuove attrezzature via via sviluppate. Infatti, gli attrezzi e le macchine agricole di Spedo, sin dai primissimi anni secondo dopoguerra, divennero tanto importanti da essere citati nella “Piccola Enciclopedia di Meccanica Agraria” redatta nel 1954 dall’ingegnere Federico Filippi, professore presso il Politecnico di Torino. A questo particolare si aggiunge inoltre una lettera di encomio letta a Roma il 20 giugno 1967 dal Ministro dell’Agricoltura e Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, senatore Giuseppe Medici. Fu infine nel 1968 che la ditta di Badia Polesine realizzò l’interfilare Tridisco. Grazie all’intervento di un’azienda agricola di Castagnaro fu sviluppato un sistema di sollevamento dei dischi che, tramite un tastatore idraulico, permette di evitare il contatto tra questi e la radice della pianta, evitando il danneggiamento della stessa. Per questo strumento fu importante il sostegno da parte dell’azienda agricola guidata da Aldo Avanzi, imprenditore nel settore della frutticoltura a Castagnaro. Di indole instancabile e pignola, sempre pronto a considerare il frutto della pianta alla stregua di un figlio – come descrive Romeo Spedo – egli riuscì nell’intento di apportare migliorie al Tridisco, che in origine rischiava di danneggiare le radici delle piante. Grazie al suo intervento e ai suoi consigli, fu sviluppato un sistema di sollevamento dei dischi che, tramite un tastatore idraulico, permette di evitare il contatto tra questi e la radice della pianta, evitando il danneggiamento della stessa.

Una storia di impegno e abnegazione
Le vicende sin qui descritte narrano di una famiglia che ha sempre affrontato i difficili momenti che via via si sono presentati nel tempo. Le vicende legate alla “pacifica” divisione rispecchiano questo atteggiamento assai sensibile dal punto di vista umano. Antonio – il primo ad andarsene, fondando una propria realtà nella quale incluse i figli – fu infatti guida per tutti gli altri fratelli dalla morte del padre sino al 1967; Porfirio – il secondo, in ordine, ad allontanarsi – contribuì in parte alle attività produttive in officina e in gran parte come progettista; mentre Bruno – terzo a lasciare la fabbrica di Castagnaro – si impegnò in senso commerciale, adoperandosi per ricercare nuovi mercati, nuove opportunità fieristiche e contrattuali; l’ultimo ad andarsene, ritirato per raggiunti limiti di età, fu Romenio, che fiancheggiò nelle mansioni il fratello Porfirio e Pietro Danilo. Ognuno di loro diede il massimo contributo, senza badare a orari o festività, con impegno e abnegazione che solo tempi duri – proprio come quelli vissuti da costoro – sono in grado di trasferire, trasformando una piccola attività artigianale di famiglia in un’impresa, non solo in senso aziendale ma anche, se si vuole, storico. Attualmente la ditta “Spedo F.lli” di Castagnaro è guidata dai figli di Pietro Danilo: Martino, Susanna e Andrea. L’azienda di Badia Polesine è invece seguita dai figli di Antonio: Tiberio e Romeo, affiancati dai figli Pierantonio, Davide e Angela. Queste ultime generazioni rappresentano dunque il pieno sviluppo di ciò che più di un secolo addietro fondò Pasquale, dalla stabilità aziendale, al forte interesse verso la sicurezza sul lavoro, sino allo sviluppo tecnologico che si esplicita nel lungo e storico passaggio dalla pura tecnologia meccanica a quella oleodinamica e – come sfida del terzo millennio – quella elettronica.
La ditta A. Spedo & Figli di Badia Polesine e la ditta F.lli Spedo di Castagnaro ringraziano tutti gli agricoltori e i contoterzisti che insieme hanno testato le nuove attrezzature per adattarle alle esigenze di trattori sempre più potenti (con nuovi dispositivi elettronici) e soddisfare l’aspettativa dei mercati nazionali ed esteri con qualità distinte.

