LA STORIA
Muovere i primi passi
Le vicende di questa azienda cominciano all’inizio degli anni Sessanta. A seguito degli anni di formazione, Giorgio Martini divenne apprendista presso una bottega locale, imparando e appassionandosi al mestiere di artigiano, così come era prassi comune al tempo. Spinto dalla situazione familiare, che non era economicamente florida, e dalla voglia di avere una propria bottega, fondò la ditta nel 1965, all’età di diciott’anni. Fu il padre, prima mezzadro e poi muratore, a costruire il primo laboratorio di 120 mq in località Caltarane a Bovolone. Poiché la madre lavorava in un’azienda agricola, la storia di Martini testimonia come il passaggio generazionale si interseca con la trasformazione dell’identità veneta e veronese, concretizzata nel passaggio dalla civiltà contadina a quella industrializzata: la scelta di optare per un settore, quello del mobile d’arte, al tempo dava forti garanzie economiche e prospettive di vita assai differenti. Esso rappresentava dunque, per i giovani, un modo per realizzare sé stessi. In questi primi passi – con un socio e un dipendente all’attivo – le difficoltà non mancarono, a partire dal reperimento dei macchinari e della materia prima per produrre mobili grezzi, pagati rispettivamente usando le cambiali e il sostegno del primo cliente, tra l’altro ex datore di lavoro.

Archivio Giorgio Sandrini
Ampliamenti
Dopo qualche anno, la crescita dell’impresa fu tale da determinare la necessità di espandere la stessa. Il laboratorio, a partire dal 1970 fu infatti ampliato, dapprima raggiungendo i 1000 mq, quindi 1500 mq e infine 2000 mq, cui seguì, più recentemente, la costruzione di un secondo stabilimento di 6000 mq dedicato alla logistica e al settore amministrativo. Tale crescita, verso il 1977, avvenne anche nell’ambito del personale, che in tale data superò la soglia delle 18 unità decretando il necessario passaggio da azienda artigiana a ditta industriale. Fu una scelta difficile ma in grado di ripagare nel tempo per l’attrazione economica che rappresentava nei confronti degli operai. Le vicende qui riportate testimoniano non solo come il passaggio generazionale si intrecci con il più ampio processo di industrializzazione – e quindi con il profondo mutamento sociale e identitario segnato dal passaggio dalla civiltà contadina alla società industriale – ma anche un’ulteriore trasformazione di carattere economico: quella dell’azienda artigiana che evolve in ditta industriale. Un passaggio che, nel comparto del mobile d’arte, fu vissuto da poche realtà e che ebbe un impatto rilevante anche sul piano sociale. Fu in questo decennio che cominciò la produzione di arredi su misura per la zona giorno e notte come armadi, librerie, boiserie, così come le collaborazioni con autorevoli studi di architettura e di product design. Nei periodi successivi la ditta cominciò ad accogliere la seconda generazione, che rappresentò una spinta innovativa. La storia della ditta Martini si inserisce quindi a pieno titolo nel più ampio scenario dello sviluppo economico e sociale del Veneto, passando dalla piccola bottega familiare a una realtà industriale strutturata. La capacità di adattarsi ai cambiamenti, unita alla solidità delle radici artigiane, ha permesso all’azienda di affrontare le sfide del mercato, aprendo la strada a una nuova fase segnata dall’ingresso della seconda generazione. È in questo intreccio tra memoria e innovazione che l’impresa ha trovato la propria identità, continuando a rappresentare un punto di riferimento nel comparto del mobile d’arte.

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