Ditta Renzo Chiaramonte

Settore artigianale,

 Bovolone

LA STORIA

Tra opportunità e passione

Le vicende legate a questa azienda affondano le loro radici nelle dinamiche più intime del boom del mobile d’arte. In particolare, nella diffusione del “sapere artigiano” a partire da pochi centri presenti nel territorio. La storia di questa ditta, pertanto, va indagata nei dettagli per ben comprendere le sue evoluzioni nel corso del tempo. I protagonisti sono i tre fratelli Chiaramonte: Lino, classe 1938; Edoardo, classe 1940; e Renzo, classe 1941. Imparato il mestiere di intagliatore in una bottega di Asparetto, Edoardo trasmise le sue conoscenze a Renzo, mentre Lino lavorava nella bottega dello zio Guido che a sua volta, tra gli anni ‘20 e ‘30, imparò il mestiere nell’importante ditta di Nello Vicentini, divenendo uno dei primi, nella zona, a occuparsi di poltrone e soprattutto di sedie. Fu proprio nel 1958, all’età di diciott’anni che Edoardo, sentendosi pronto per un passo più importante, decise di cominciare a lavorare in proprio come intagliatore a casa. Renzo svolgeva invece allora il lavoro di manovale affiancando il padre muratore, ma poiché nel periodo invernale il lavoro non dava garanzie economiche, il fratello più piccolo decise di affiancare Edoardo: nella primavera successiva decise definitivamente di rimanere accanto a lui, vedendo le floride prospettive che offriva il settore, oltre al fatto che con una piccola somma di denaro era possibile acquistare le sgurbie (ossia le sgorbie, strumenti basilari per eseguire l’intaglio). Tale passaggio fu possibile anche perché Edoardo e Renzo avevano garanzie in termini di clientela: costoro restituivano la commessa allo zio il quale a sua volta vendeva i suoi prodotti ad una bottega ad Asparetto la quale commerciava in diverse città, tra cui Roma, dove era florida l’industria del cinema. Queste dinamiche rivelano la trasformazione in corso di un tratto dell’identità veronese nel pieno del boom economico: a chi entrava nel mondo del lavoro interessava l’opportunità di imparare quanto più possibile, particolare che rivela come l’atteggiamento mentale e l’identità veronese e veneta stessero cambiando. La bottega rappresentò infatti, per moltissimi giovani, nuove possibilità di crescita e di realizzazione in senso professionale e personale.

Un particolare dell’azienda nel 1965

1965: la svolta dei fratelli Chiaramonte

Il lavoro era tanto da permettere ai fratelli di avere clienti – pur sempre nell’ambito dell’intaglio della sedia – oltre allo zio Guido. Questa crescita comportò una prima importante svolta: l’attività alle strette dipendenze dello zio divenne azienda autonoma nel 1965 col nome di “F.lli Chiaramonte”. In quel periodo cominciò anche l’espansione delle tipologie di mobili da decorare. Grazie al consiglio di un amico che intagliava comò, i fratelli decisero di tentare anche quella strada, cominciando a trattare stili come il barocco veneziano. Nel frattempo, il terzo fratello, Lino, decise di associarsi a Renzo e ad Edoardo, lasciando l’attività dello zio. Parallelamente, grazie all’assunzione di bocia (giovani apprendisti in cerca di occupazione spesso spinti dalle madri che tipicamente cominciavano con mansioni semplici come quella di tirar via le broche, i chiodini che servivano per far aderire un pannello alla superficie lignea del mobile grezzo) l’azienda riusciva a licenziare le commesse in pochissimo tempo, con grande soddisfazione da parte dei clienti. Ciò permise, inoltre, di fornire allo zio Guido qualche giovane in grado di intagliare, dinamica che indica come il valore famigliare fosse piuttosto importante. Alla progressiva espansione della produzione corrisposero un’altrettanta crescita degli spazi, pur sempre ubicati nella stessa località dove tutt’oggi ha sede l’azienda in via Don Calabria. All’iniziale cantina, fu aggiunto un porticato chiuso dotato di una stufa. Il capannone tutt’oggi esistente fu costruito negli anni Settanta a seguito di vicende legate ai passaggi ereditari: Mario, padre dei tre fratelli, costruì l’odierno capannone in un terreno di sua proprietà.

Scatto che rivela come il costante via vai di merci rivela l’importante ruolo del commercio per la ditta Chiaramonte.

L’attività commerciale

L’attività produttiva, però, non fu l’unica ad essere stata messa in campo. Durante gli anni Sessanta e Settanta l’azienda cominciò ad approcciarsi sempre più al commercio a seguito di una sorta di “specializzazione” dei tre fratelli, ognuno maggiormente portato per un particolare tipo di attività. Una strategia, questa, che permise di avere sempre la forza di affrontare, ad esempio, i periodi di forte crescita dei prezzi a causa dell’inflazione. Se Edoardo era più avvezzo al lavoro pratico in laboratorio, Lino lo era per il lavoro d’ufficio, mentre Renzo aveva tutte le carte in regola per poter affrontare mansioni di tipo commerciale, grazie alla sua predisposizione a parlare e trattare con il cliente. Fu Renzo, infatti, ad inaugurare il filone commerciale. Avendo acquistato una Fiat 124 cominciò a recarsi con del mobilio a Cerea per vendere ciò che l’azienda produceva durante la settimana. A questo primo step se ne aggiunse presto un secondo: oltre alla produzione propria, si cominciarono a reperire altri prodotti, poi sempre rivenduti a Cerea. La fiducia nel commercio non era la stessa riposta nelle esperienze consortili: volendo evitare questi esperimenti, l’azienda si associò per un periodo ad una seconda ditta occupandosi dell’attività di vendita per entrambe, ma la collaborazione fu difficile, quindi non ebbe seguito. 

Gli anni Ottanta

Gli anni Ottanta rappresentano, dopo oltre quarant’anni di vicissitudini legate ai tre fratelli, un punto di svolta. Con l’arrivo in azienda dei figli di Renzo, dapprima Matteo e più tardi Michele, il padre decise di intraprendere con loro un nuovo percorso, sempre più dedicato all’antiquariato, seguendo in particolar modo la passione di Matteo. Così, nel 1984, Renzo optò per fondare una sua azienda, dividendosi dai fratelli e dedicandosi all’antiquariato. Le vicende qui riportate testimoniano tanto il profondo mutamento identitario che investì l’area veronese e che culminò con il miracolo economico, quanto il fatto che la storia di una azienda possa essere il frutto di una storia familiare in grado di costruire, tassello dopo tassello, il proprio futuro.

Nella foto, i due capannoni costruiti sul terreno ereditato dal padre dei tre fondatori.
Archivio Giorgio Sandrini

Testimonianza

di Edoardo e Renzo Chiaramonte, due dei fondatori della ditta Chiaramonte

Progetto realizzato dall’Associazione Humanitas Act e inserito nell’Ecomuseo Aquae Planae nell’ambito del progetto “Mostra sul Paesaggio Agroindustriale” realizzata con finanziamento “Iniziative di promozione e valorizzazione dell’identità veneta” DGR n. 814 del 15/07/2025