Povegliano Veronese sorge nella fascia delle risorgive, là dove l’acqua riaffiora dal sottosuolo dando vita a fontanili, canali e piccoli fiumi che hanno modellato per secoli il paesaggio della pianura. Proprio tra antiche paludi e terreni umidi nacquero i primi insediamenti preistorici: necropoli, utensili in selce, armi e oggetti in bronzo testimoniano la presenza di comunità legate al mondo delle palafitte gardesane già tra X e IX secolo a.C. Anche il nome del paese racconta una storia antica: deriverebbe probabilmente da Popilius, nome romano collegato alla gens Popilia, segno della continuità di vita e coltivazione del territorio in età romana. Nei secoli successivi, tra Longobardi, monasteri e signorie, Povegliano divenne un centro agricolo, attorno a cui si organizzavano terre, acque e lavoro contadino. Elemento identitario del territorio è il fiume Tartaro, che nasce proprio qui dalle limpide sorgenti della campagna. Le sue acque, rallentate dalla vegetazione acquatica, diedero origine al nome del fiume, descritto già nel Settecento come uno dei più importanti corsi d’acqua del Veronese dopo l’Adige. Attorno al Tartaro si sviluppò un fitto sistema di canali irrigui che trasformò la campagna in una pianura fertile e produttiva.
Tra Sei e Settecento il paesaggio rurale si arricchì di ville, corti agricole e piantate, dove gelsi e filari di vite accompagnavano le coltivazioni. La diffusione dell’allevamento del baco da seta rese il gelso una presenza caratteristica del territorio, mentre la tradizione vitivinicola è ancora evocata dalla suggestiva località della Madonna dell’Uva Secca, legata alla leggenda del vigneto miracolosamente disseccato dopo un gesto di avarizia verso una pellegrina identificata con la Madonna.