DMZ

Settore metalmeccanico,

 Villa Bartolomea

LA STORIA

Nasce DMZ 

Le vicende di questa ditta rappresentano un importante tassello per comprendere il grande mutamento identitario che la pianura veronese – e più ampiamente tutta la regione veneta – visse in particolar modo durante il miracolo economico. L’azienda affonda le sue radici alla fine degli anni ’50 nell’incontro tra i giovani Mutto, di Villa Bartolomea, Dini e Zanaroli, del modenese. I tre si conobbero grazie al calcio, giocato ad alti livelli dal Mutto. Le trasferte e i post partita, si rivelarono occasioni di network e business importante e portarono i tre a fondare poi la DMZ a Villa Bartolomea nel 1961. Dopo l’uscita di Zanaroli dal progetto, Dini e Mutto proseguirono mantenendo comunque lo stesso nome. La realizzazione dello stabilimento fu accompagnata dalla costruzione di una palazzina destinata ad alloggi per i futuri dipendenti, una ventina dei quali, nei primi tempi, erano ospitati direttamente presso la dimora della famiglia Dini. Fin dagli inizi l’attività si concentrò sulla carpenteria metallica, in un sito che continua a ospitare l’impresa ancora oggi. Nel corso degli anni Sessanta la ditta intercettò i mercati dell’edilizia, dell’industria e dell’agricoltura, specializzandosi progressivamente nell’edilizia industriale e nella carpenteria strutturale. Tra le principali produzioni si annoveravano capannoni metallici, silos e cisterne, oltre a tralicci e torri per le telecomunicazioni. Grazie a questa capacità di rispondere alle esigenze di un mercato in rapida espansione, l’azienda seppe inserirsi con successo nel clima del boom economico italiano. La sua crescita rappresenta un esempio significativo di industrializzazione e di diffusione delle competenze metalmeccaniche in un contesto, quello di Villa Bartolomea, ancora fortemente radicato in un’economia agricola. Gli anni Sessanta furono dunque un periodo di consolidamento che rese DMZ un punto cardine dei cambiamenti economici e sociali in corso.

Orietto Mutto e Gianni Dini soci fondatori della Industria di Carpenteria DMZ S.P.A.
Interno di uno dei capannoni storici

La svolta modenese

Il periodo che segnò una svolta, vero e proprio punto cardine, fu il decennio successivo alla fondazione dell’azienda. All’inizio degli anni Settanta l’azienda avviò una fase di espansione ampliando la propria offerta produttiva verso i settori delle macchine operatrici, agricole e da movimento terra. Accanto alle tradizionali attività di carpenteria e saldatura, DMZ introdusse lavorazioni tramite macchine utensili (trapani, torni e fresatrici) segnando un primo salto tecnologico nella propria organizzazione. In questo periodo il principale cliente divenne la ditta BENFRA di Modena, fondata nel 1947 e tra i più rilevanti produttori italiani di macchine movimento terra. L’ingresso di BENFRA nella compagine societaria portò con sé un doppio impulso: da un lato un deciso miglioramento qualitativo delle lavorazioni, dall’altro una rapida crescita dimensionale. La superficie aziendale raddoppiò in breve tempo e il personale superò le cinquanta unità, tra operai e impiegati, con un significativo incremento delle capacità tecniche e produttive. Tale repentina svolta fu, dunque, per l’azienda un periodo di forte crescita interna, ma non solo. Questa trasformazione contribuì ad una maggiore specializzazione del personale e rappresentò un tassello fondamentale nel cambiamento economico e identitario del territorio, allora in piena transizione da un contesto prevalentemente agricolo a uno sempre più industriale. 

Un nuovo corso

Dalla fine degli anni Settanta l’azienda intraprese un percorso di profonda trasformazione tecnologica. I decenni che seguirono furono sempre più concentrati sulla specializzazione e sulla qualità, metodo che avrebbe condotto ad un nuovo corso denso di importati risultati. Il primo passo fu l’introduzione delle macchine a controllo numerico, adottate per rispondere alle nuove esigenze produttive legate alla costruzione di autogrù. Questo rinnovamento segnò un avanzamento significativo nella precisione e nell’automazione delle lavorazioni. Un’ulteriore svolta giunse nel 1988, quando l’impresa ottenne una prestigiosa commessa dalla tedesca Krupp. Per soddisfare i rigorosi requisiti del cliente, l’azienda potenziò i processi di saldatura e conseguì certificazioni riconosciute a livello internazionale, innalzando in modo sostanziale i propri standard produttivi. Questa crescita qualitativa aprì la strada a nuovi mercati: tra essi si rivelò particolarmente strategico il settore delle grandi costruzioni per Luna Park, con cui l’azienda instaurò collaborazioni che consolidarono ulteriormente la sua reputazione e la sua specializzazione. A tale mercato, infine, si aggiunse quello nautico, grazie alla realizzazione della chiglia per la barca a vela di Giovanni Soldini, vincitore della solitaria “Around Alone”.

Struttura per Luna Park
Accesso principale alla ditta e uffici amministrativi. Archivio Giorgio Sandrini.
Struttura per Luna Park

TESTIMONIANZA

di Paolo Ghirlanda, socio e rappresentante della seconda generazione

Quali furono i primi passi della DMZ?

«La storia della DMZ parte nel 1961 e proseguì con le famiglie Dini e Mutto che decisero di trasformare il loro interesse nelle lavorazioni meccaniche in una vera impresa. Iniziarono molto giovani, facendo della lavorazione di tutti i tipi di metallo la loro prima vera esperienza lavorativa. Dini arrivò giovanissimo da Modena, mentre Mutto era di Villa Bartolomea. Hanno costruito lo stabilimento puntando fin da subito su innovazione e alta specializzazione, seguendo la richiesta del mercato.»

Che ruolo hanno avuto i dipendenti nella crescita dell’azienda?

«Al momento della fondazione dell’azienda, molti operai arrivarono da Modena e alcuni vennero ospitati direttamente dalla famiglia Dini, che mise a disposizione alcuni locali di proprietà finché non furono completati lo stabilimento e la palazzina dedicata ai lavoratori. Questo spirito di solidarietà tra titolari e dipendenti ha segnato profondamente l’identità della ditta. Con il tempo l’organico è cresciuto e oggi contiamo circa ottanta dipendenti, per la quasi totalità tecnici qualificati. E’ attraverso la professionalizzazione e l’aggiornamento continuo che l’azienda ha potuto rispondere alle richieste di un mercato in costante evoluzione.»

Com’è cambiato il mercato e in che modo l’azienda ha saputo reinventarsi?


«Dagli anni Sessanta a oggi il settore della meccanica ha vissuto trasformazioni radicali. Negli anni Novanta, dopo la crisi del ’92, abbiamo iniziato a sviluppare prototipi per una grande varietà di costruzioni, aprendo la strada a nuove specializzazioni come quelle richieste dal settore del sollevamento, per rispondere alle esigenze di realtà come Krupp. Negli ultimi venticinque anni la tecnologia ha accelerato ogni processo: l’avvento di internet ha rivoluzionato progettazione, attrezzature e produzione. Se un tempo il lavoro era quasi interamente manuale, oggi servono competenze tecniche avanzate e capacità di aggiornarsi continuamente. La nostra evoluzione è sempre stata guidata proprio da questa attenzione a innovare per rispondere alle esigenze del mercato.»

C’è qualche aneddoto o circostanza particolare che ricorda o le hanno raccontato?

«Sì, tra le tante opere importanti, circa venticinque anni fa, abbiamo avuto l’onore e l’orgoglio di realizzare la chiglia per la barca a vela con la quale, il grande velista oceanico Giovanni Soldini, vinse la famosa competizione in solitaria “Around Alone”; ciò ha permesso l’apertura a nuovi mercati e ci ha consentito di entrare nel mercato elitario della costruzione di chiglie per grandi imbarcazioni a vela.

Progetto realizzato dall’Associazione Humanitas Act e inserito nell’Ecomuseo Aquae Planae nell’ambito del progetto “Mostra sul Paesaggio Agroindustriale” realizzata con finanziamento “Iniziative di promozione e valorizzazione dell’identità veneta” DGR n. 814 del 15/07/2025