L’analisi territoriale
Dove l’acqua diventa paesaggio
La Pianura Veronese tra come città diffusa, tra risorgive e bonifica
La Pianura Veronese presenta omogenei e peculiari caratteri morfologici, idrografici e pedologici, che configurano un ambito geografico autonomo. Oltre che dal fiume Adige, a carattere pensile, è attraversata da importanti fiumi di risorgiva e da una fittissima rete di fiumi e canali artificiali.
È un territorio estremamente pianeggiante, totalmente privo di qualsiasi asperità, storicamente disegnato ed organizzato dall’abbondante quantità di acque che ha dato origine e sviluppo ai centri urbani configurandosi come una grande “città diffusa”.
Ha una notevole estensione, che va dalla fascia delle risorgive a nord, al Fissero-Tartaro-Canalbianco a sud e accoglie una varietà di condizioni paesaggistiche differenti (paesaggio delle risorgive, delle risaie, delle cave e della bonifica).
Un territorio dove l’acqua, la terra e l’impegno dell’uomo hanno portato alla creazione di uno degli spazi meno urbanizzati dell’intero territorio veneto, ricco di zone di pregio ambientale che preserva una sua fisionomia originaria che ancora lo caratterizza.
Nello specifico...
L'identità
storico-geografica
La porzione di Pianura Veronese compresa tra Adige e Bussè è stata per lunghi secoli ricoperta da acqua e vegetazione lussureggiante.
Al viaggiatore che si fosse inoltrato in questi luoghi attraverso le poche strade che li attraversavano si sarebbe presentato un panorama completamente diverso da quello attuale, costituito da boschi, canneti e aree acquitrinose, solo sporadicamente interrotte da dossi e lievi alture sulle quali si stabilirono i primi insediamenti abitativi.
Per secoli infatti, in un regime delle acque scarsamente regolamentato, le difficoltà di deflusso delle acque, specialmente nei periodi di grande piovosità e le conseguenti esondazioni, provocarono un ristagno nei terreni più bassi e la formazione di acquitrini e paludi. Si tratta di un territorio unico che si differenzia molto, rispetto ad una ormai indistinta pianura padana, caratterizzata negli ultimi decenni da notevoli fratture paesaggistiche che ne hanno profondamente compromesso i tratti originali.
Essa preserva – seppure non incolume da minime alterazioni paesaggistiche – la «peculiarità di rappresentare l’ultima grande area della pianura padano veneta ancora indenne dall’intensa pressione antropica, tipica soprattutto del territorio veneto» [PSL p. 56]. I suoi caratteri di pregio sono quasi ‘bloccati’ nel tempo: il vuoto di una scarsa urbanizzazione, il silenzio ‘naturale’ di un territorio intessuto di zone di pregio ambientale (SIC/ZPS), l’armoniosità di un paesaggio rurale a cui fanno da corollario i sapori di una gamma di produzioni tipiche certificate e di alta qualità.
Come rilevato dal PSL 2007-2013: «i principali aspetti caratterizzanti l’area sono, il paesaggio agrario e l’acqua, che ne compenetrano ed ordinano gli insediamenti urbani. ln particolare, il paesaggio agrario è il risultato del continuo intervento dell’uomo finalizzato proprio al controllo delle acque e all’adeguamento dell’ambiente naturale alle necessità produttive, in un lungo processo avviato già dalle popolazioni paleovenete. Il paesaggio ambientale e naturalistico dell’area si contraddistingue pertanto per caratteristiche davvero uniche. La monotonia, continua e vasta a perdita d’occhio, che caratterizza il territorio, diventa un elemento di unicità dello stesso, conferendogli una straordinaria valenza paesaggistica con le grandi estensioni agricole che disegnano uno scenario unico di grandi spazi aperti, estremamente ordinati ed armoniosi, rigato da un fittissimo reticolo di canali, attraversato da corsi d’acqua ed ambiti fluviali di pregio ambientale.
Documento estratto dalla ricerca condotta dalla dott. Laura Tognetti e dallo storico dott. Andrea Ferrarese, allora Direttore dello IAT Pianura Veronese e oggi membro del CTS dell’Ecomuseo per un progetto dell’allora GAL Veronese e la nascita dello IAT-Pianura Veronese
L'identità ambientale
Il pregio, soprattutto dal punto di vista naturalistico-ambientale, della bassa Pianura Veronese come “unicum” che giustifica la realizzazione di un “ecomuseo”.
Il territorio dell’Ecomuseo si inserisce in un paesaggio di grande valore ambientale, dove acqua, campagna e boschi costruiscono un mosaico naturale ricco di biodiversità. Le grandi zone umide della Pianura Veronese, come la Palude del Busatello, la Palude Brusà e la Palude di Pellegrina, rappresentano un riferimento fondamentale per comprendere l’identità ecologica di quest’area. Protette a livello internazionale dalla Convenzione di Ramsar e dalle Direttive europee “Habitat” e “Uccelli”, ospitano habitat rari e specie di pregio come il Martin pescatore, il Falco di palude e l’Airone rosso. Lo studio di questi ambienti ha permesso di riconoscere il valore di aree più piccole e meno note presenti nel territorio dell’Ecomuseo, come il Finiletto di Oppeano, le cave rinaturalizzate di Ronco all’Adige e alcune aree di Roverchiara, dove la presenza delle stesse specie testimonia una valenza ambientale ancora in parte inespressa.
Accanto alle zone umide, le cave di argilla dismesse, rinaturalizzatesi spontaneamente, e la linea delle risorgive tra l’alta e la bassa pianura contribuiscono a definire un paesaggio in cui l’acqua è elemento generatore di vita. Tra Povegliano e Zevio, attraversando i comuni di San Giovanni Lupatoto e Palù, i fontanili rappresentano ambienti preziosi per l’equilibrio ecologico della pianura. Anche la campagna, quando mantiene una struttura varia e complessa, conserva un ruolo fondamentale: nelle aree agricole tra il Canal Bianco e il Tartaro sopravvivono specie oggi rare come l’Ortolano, l’Allodola, la Pavoncella e l’Albanella minore, indicatori di un buon stato di salute dell’ambiente rurale. Completano il quadro i boschi lineari e ripariali, dal Bosco della Torretta lungo il Tartaro fino alle rive dell’Adige, che ospitano una ricca fauna e importanti garzaie di aironi, insieme alle siepi lungo i corsi d’acqua, piccoli ma essenziali rifugi di biodiversità. Nel loro insieme, questi ambienti raccontano un territorio in cui natura e presenza umana convivono ancora in equilibrio, offrendo al visitatore un patrimonio da scoprire.
Documento redatto dal dott. Roberto Pollo, già membro del Comitato Tecnico Scientifico






