Angiari, tra i comuni territorialmente più piccoli del Veronese, deve la sua identità all’acqua e alla posizione unica tra l’Adige e il Naviglio Bussè, canale fondamentale per irrigazione e trasporti interni. Grazie al fiume, per secoli il paese fu scalo commerciale per merci dirette verso Verona e la laguna, divenendo un punto di transito centrale per la bassa pianura.
Il toponimo, documentato nel 932 come Anglare o Englare, rimanda ai depositi ghiaiosi delle rive fluviali.
Nel 995 compare il Castrum Anglarii, nucleo fortificato con corte e cappella, testimone del controllo strategico sul guado dell’Adige. La cappella divenne poi la pieve di San Michele Arcangelo, riedificata in posizione più sicura e consacrata nel 1772 dopo decenni di contrasti dovuti all’erosione del fiume. Dal medioevo all’età moderna Angiari fu attraversato da eserciti e compagnie armate: nel 1438 vi passarono le truppe viscontee durante le guerre tra Venezia e Milano; nel 1796 e nel 1799 il territorio fu scenario di episodi decisivi della campagna napoleonica, fra cui gli scontri successivi alla battaglia di Arcole e la battaglia di Ponte Fior di Rosa. Anche nel 1809 il paese fu coinvolto nei moti antifrancesi che interessarono il Veronese rurale. Con la restaurazione asburgica (1815) Angiari ritrovò stabilità amministrativa, mantenendo il suo ruolo nel sistema idrico della pianura.
Oggi conserva una forte identità legata alla storia fluviale e all’agricoltura, elementi che hanno modellato per oltre un millennio il paesaggio e la vita del paese.