Paesaggio delle cave

Si caratterizza per l’abbondanza d’acqua di risorgiva la quale dopo un’importante opera di bonifica ha reso possibile lo sviluppo dei centri abitati e dell’attività agricola.

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Il paesaggio delle cave

Il paesaggio delle cave è il risultato della profonda trasformazione avvenuta nella seconda metà del Novecento con l’espansione dell’industria laterizia, che ha trovato in questo territorio condizioni particolarmente favorevoli. Tra il 1956 e il 1970 l’area di Ronco all’Adige conobbe una crescita industriale senza precedenti, legata alla disponibilità di abbondante materia prima argillosa, a una manodopera numerosa e a costi contenuti, oltre all’adozione di tecniche produttive moderne. In quegli anni numerose fornaci furono impiantate anche da imprenditori provenienti da altri centri della provincia veronese, attratti dalle opportunità offerte da questa pianura, dando origine a un sistema produttivo diffuso che ha inciso profondamente sull’assetto del territorio.

L’intensa attività estrattiva, concentrata soprattutto in cave di argilla “a fossa”, ha però generato nel tempo importanti criticità ambientali. In assenza di una normativa specifica, in molti casi venne asportato anche il fondo ghiaioso-sabbioso che ospita la falda acquifera in pressione, provocandone la risalita. Questo ha comportato una maggiore vulnerabilità della falda e significative modificazioni dell’equilibrio idrogeologico, con riduzione del franco di coltivazione, aumento della saturazione idrica dei suoli superficiali e fenomeni di ristagno dovuti a un drenaggio più lento delle acque.

A partire dagli anni Settanta molte cave del comprensorio tra Ronco all’Adige e Roverchiara sono state progressivamente dismesse, aprendo una nuova fase di trasformazione del paesaggio. In alcuni casi gli scavi sono stati convertiti in allevamenti ittici o impianti per la pesca sportiva, in altri sono stati interessati da piantumazioni di pioppo o da usi impropri. Parallelamente, una parte delle cave ha avviato processi di recupero ambientale più consapevoli, dando origine a specchi d’acqua e ambienti umidi che nel tempo si sono rinaturalizzati spontaneamente, diventando nuovi habitat per flora e fauna. In altri casi, attraverso interventi di bonifica, le aree estrattive sono state restituite all’uso agricolo, prevalentemente come seminativi o pioppeti. Oggi il paesaggio delle cave racconta una storia complessa di sfruttamento, abbandono e rinascita, in cui le tracce dell’attività industriale convivono con nuove forme di naturalità.