Agricola Cazzola

Settore agricolo,

 Salizzole

LA STORIA

Le stalle con i bovini per la produzione del latte.
Archivio Giorgio Sandrini
Nell’immagine, un collage di foto che raccontano alcuni momenti della vita dell’azienda.

La famiglia Cazzola

Per inquadrare le vicende di questa ditta è opportuno conoscere la storia legata alla famiglia Cazzola. Di origini contadine e proveniente da Bolzano Vicentino, decise di migrare nella seconda metà degli anni Trenta probabilmente a causa dell’affollamento nella dimora dove viveva e lavorava. Dopo aver trovato, tra il 1937 e il 1938, una nuova sistemazione in una grande corte nel veronese ad Oppeano, uno dei fratelli accettò una proposta da parte dell’allora paron (ossia il proprietario della terra). Si trattava di gestire alcune terre in affitto a Trevenzuolo. Oltre ciò, lo spostamento si rese necessario a causa dell’affollamento: si trattava di tre famiglie che avevano rispettivamente nove, dieci e undici figli, per un totale di una trentina di persone. La seconda famiglia fu la protagonista di quest’ultimo spostamento. A questo seguì un ultimo trasferimento a Salizzole, nella frazione di Bionde.

Il secondo dopoguerra

Dopo il secondo conflitto mondiale e sino agli anni ‘60 l’attività di famiglia si svolgeva su terreni in affitto dinanzi l’attuale sede aziendale. Nel 1951 due dei dieci figli, ormai cresciuti, decisero di cogliere un’occasione a Bionde di Salizzole: si trattava di un’azienda agricola con allevamento di vacche da latte. In questo periodo, l’attività fu dotata di alcune attrezzature agricole come il restel (rastrello, si tratta dell’attrezzo agricolo per raccogliere e rivoltare il grano falciato), un trattore Ford, svolgendo attività di taglio del formento (frumento). Dettagli, questi, che rivelano come la ditta stesse vivendo anch’essa il processo di meccanizzazione cui fu soggetto il settore agricolo a partire da quel periodo. Ma ciò che contraddistingue la storia di questa azienda fu anche altro.

La coltivazione del tabacco

Infatti, a questi lavori si aggiunse entro il 1955 la coltivazione del tabacco (la cui varietà coltivata fino agli anni Ottanta era il Nostrano del Brenta, prodotto esclusivamente per sigarette e pipe), che rimase tuttavia secondaria. Il paron (ossia il proprietario) aveva infatti ottenuto la relativa concessione statale dedicando una ventina di campi a tale coltura. Poiché le fasi della tabacchicoltura prevedono l’essiccazione delle foglie della pianta, l’azienda si dotò di un essiccatoio (appartenente in particolare alla famiglia Cazzola). Il lavoro di essiccazione – che prevedeva l’infilzatura delle foglie con la maréla, cioè il ferro centrale dell’ombrello modificato con un piccolo foro – risulta importante sotto il profilo sociale poiché, principalmente svolto dalle donne, era una forma di emancipazione. Il lavoro di infilzatura prevedeva dunque di creare lunghe collane di tabacco. Questi fili venivano poi fissati a bastoni in seguito issati dentro l’essiccatoio, alto sei o sette metri. Qui il lavoro diventava corale: due donne in basso e due in alto si passavano i fasci, tirandoli su affinché ogni foglia trovasse posto nello spazio giusto per asciugare.

Una nuova vita

A seguito del boom economico, per la famiglia Cazzola e per l’azienda cominciò una vera e propria nuova vita. Nel 1975 l’azienda riuscì ad acquistare dodici ettari di terreno oltre la strada, dove si trovavano una piccola stalla con vacche da latte e un portico poi demolito; tutto il resto fu edificato negli anni successivi. L’attività principale riguardava la coltivazione del tabacco e la produzione di latte su circa 120 campi. Le difficoltà legate al fallimento Parmalat e alle quote latte portarono però a una crisi, da cui l’impresa cercò di risollevarsi nel 1997 svolgendo lavori per conto terzi con i propri trattori. In quegli anni nacque anche la società “Emac”, che garantì nuove entrate. Con l’arrivo di Paolo nel 2003 e la collaborazione del cugino Damiano, l’azienda ampliò il parco macchine e i terreni, potenziando le attività agricole e zootecniche. Il vero punto di svolta arrivò nel 2005, quando Paolo partecipò a un incontro sul biogas a Nogara: da lì nacque il progetto della centrale a biogas, che segnò l’avvio di una nuova fase fatta di innovazione tecnologica, digitalizzazione e, infine, della produzione del formaggio “Opera”. La fase che si aprì a partire dal secondo dopoguerra fu l’inizio di un lungo percorso che dura tutt’oggi. Il processo di meccanizzazione dell’attività agricola e il trattamento del tabacco, con il suo valore di emancipazione femminile (ma anche le fasi  che si aprì dalla metà degli anni Settanta e da una ventina di anni or sono) rappresentano due fondamentali tasselli legati alla trasformazione dell’identità veronese e veneta.

Nella foto, l’impianto di biogas.
Archivio Giorgio Sandrini

Testimonianza

di Paolo Cazzola, socio di Agricola Cazzola

Progetto realizzato dall’Associazione Humanitas Act e inserito nell’Ecomuseo Aquae Planae nell’ambito del progetto “Mostra sul Paesaggio Agroindustriale” realizzata con finanziamento “Iniziative di promozione e valorizzazione dell’identità veneta” DGR n. 814 del 15/07/2025