Fratelli Bianchini

Settore artigianale,

 San Pietro di Morubio

LA STORIA

Da apprendisti a imprenditori

Negli anni Cinquanta, in un’Italia ancora immersa nella ricostruzione post-bellica, tre giovani fratelli Remo, Bruno e Renzo Bianchini iniziarono il loro percorso nel mondo della falegnameria. In un periodo segnato dal boom dell’artigianato locale e dalla crescita delle piccole imprese familiari, i tre maturarono competenze tecniche e sensibilità estetica, ponendo le basi di un’esperienza che avrebbe dato origine a un’impresa longeva e radicata nel territorio veronese. Dopo alcuni anni di apprendistato svolti presso alcuni artigiani della zona, a loro volta formatisi in botteghe assai antiche, nel 1967 i due fratelli più grandi fondarono la ditta “Bianchini Remo e collaboratori”, mentre Renzo, che all’epoca era ancora minorenne, si aggiunse in un secondo momento. Questa dinamica, che ebbe origine nelle aree di Cerea e Bovolone prima del secondo conflitto mondiale, chiarisce come la prassi di imparare il mestiere per poi fondare una propria impresa fosse comune nel comprensorio, durante il periodo di espansione economica del secondo dopoguerra. Tra le ragioni che spinsero i tre fratelli a intraprendere il mestiere di falegname vi fu anche la volontà, da parte dei genitori, di dare ai figli un’alternativa economicamente più appagante rispetto al loro lavoro di contadini. Ciò rende evidente il valore sociale di questa transazione, nonché il forte impatto sul mutamento di mentalità in corso in quel periodo: la bottega di proprietà era sinonimo di riscatto sociale. Essa contribuì a forgiare il mutamento dell’identità veronese che stava via via palesandosi e determinandosi nel corso del miracolo economico e che avrebbe profondamente cambiato l’assetto economico e sociale, passando dalla dimensione contadina ad una industriale.

Nella foto si possono osservare i primi due capannoni disposti perpendicolarmente tra loro, costruiti nel 1972 e nel 1976; adiacente al primo vi è l’edificio costruito nel 1979.

La nascita di F.lli Bianchini

Sin dalla nascita dell’impresa, alla fine degli anni Sessanta, la filosofia che la guidava era chiara: realizzare mobili funzionali, duraturi e di qualità, capaci di rispondere alle esigenze di una clientela sempre maggiore, in un contesto economico in rapido sviluppo. Sin dagli esordi la falegnameria produceva mobili grezzi che venivano venduti a società commerciali che si occupavano della finitura e vendita. Gli anni successivi alla fondazione furono caratterizzati da un intenso impegno e da una visione lungimirante. I tre fondatori, pur diversi per temperamento e competenze, seppero costruire un equilibrio armonico: Remo, preciso e concreto, curava l’organizzazione tecnica e l’amministrazione; Renzo, attento ai rapporti umani e alle innovazioni, seguiva gli aspetti produttivi e di gestione della bottega; Bruno, dotato di visione strategica, guidava le scelte di lungo periodo, soprattutto commerciali. Insieme definirono un modello produttivo coerente con i valori dell’artigianato veronese, fondato sulla qualità, sull’affidabilità e sul legame con la comunità locale.

Un momento di vita artigiana.
Archivio Giorgio Sandrini

Dalla bottega all’impresa: la crescita degli anni Settanta

A partire dagli anni Settanta, l’azienda affrontò con determinazione il passaggio da bottega artigiana a realtà produttiva strutturata; infatti dal 1972 cominciò ad assumere i primi dipendenti e, man mano, anche le mogli dei tre entrarono a far parte dell’attività, dando un supporto fondamentale per lo sviluppo della stessa. Il primo laboratorio, situato a Bonavicina, venne ampliato con la costruzione dei primi capannoni, realizzati grazie all’impegno diretto dei fondatori e al ricorso alle “cambiali”, strumento diffuso tra le piccole imprese dell’epoca. Il legame con il territorio restò forte: le forniture provenivano da ditte locali e la manodopera apparteneva alla comunità circostante. In questi stessi anni, l’impresa partecipò alla nascita di forme associative e cooperative come nel caso dell’adesione alla Cooperativa Mobilieri di Bonavicina e, in seguito, al Consorzio Export of Verona, il quale permise di instaurare sinergie tra aziende, condividere esperienze e accedere ai mercati nazionali e internazionali. Queste iniziative contribuirono a consolidare una rete di imprese capace di affrontare le sfide della crescente industrializzazione e della concorrenza estera. Un ruolo significativo ebbe la partecipazioni alle fiere di settore: Salone del Mobile di Milano (dal 1989), Colonia, Lione Verona, Padova, Dubai, Mosca, Kiev. Questi appuntamenti rappresentarono per l’azienda non solo occasioni di promozione commerciale, ma anche momenti di confronto e di apprendimento legato alle tendenze del design e alle innovazioni tecnologiche del comparto.

L’internazionalizzazione 

A partire dai primi anni novanta, grazie anche all’inserimento graduale della seconda generazione,  i mercati di riferimento si ampliarono: oltre ai clienti italiani, si consolidarono i rapporti con Germania, Francia, Grecia, USA, Russia ed Estremo Oriente. L’internazionalizzazione rappresentò una sfida complessa ma decisiva, che rafforzò la reputazione dell’azienda come esempio di eccellenza artigianale italiana. Il “saper fare” maturato nel territorio veronese, unito alla reputazione dei fondatori, divenne un valore riconosciuto anche oltre i confini nazionali. Oggi l’azienda affronta le attuali sfide mantenendo salde le proprie radici, continuando ad unire tradizione artigiana e innovazione.

Pressa per falegnameria.
Archivio Giorgio Sandrini

Testimonianza

di di Bruno Bianchini, socio e fondatore di F.lli Bianchini

Progetto realizzato dall’Associazione Humanitas Act e inserito nell’Ecomuseo Aquae Planae nell’ambito del progetto “Mostra sul Paesaggio Agroindustriale” realizzata con finanziamento “Iniziative di promozione e valorizzazione dell’identità veneta” DGR n. 814 del 15/07/2025