LA STORIA
Le origini: una passione che diventa mestiere
La vicenda di Francesco Bonfante (1926) prese avvio durante gli anni Quaranta. Dopo aver concluso le scuole dell’obbligo, egli espresse il desiderio di voler imparare il mestiere di marangon (falegname, ndr), con grande sorpresa dei genitori. D’altronde tale scelta lo avrebbe allontanato dalle radici contadine della famiglia materna. La madre proveniva infatti da una famiglia contadina di origini trevigiane che, sfollata a seguito della Prima guerra mondiale, si insediò nel veronese. All’inizio del decennio Francesco cominciò dunque a frequentare alcune botteghe locali, tra cui quella di Giuseppe Merlin, dove apprese le principali tecniche di lavorazione del mobile d’arte nella scuola professionale della ditta. La sua storia testimonia dunque, tanto l’importante mutamento che l’identità veneta stava maturando in seno all’industrializzazione che prese avvio dalla fine del XIX secolo, quanto alla prassi, comune nel comprensorio soprattutto nel secondo dopoguerra, per cui i giovani, dopo un breve apprendistato, erano soliti avviare una propria bottega. Infatti, proprio a seguito di quest’ultimo, Francesco, assieme al fratello Agostino, diede avvio alla propria attività presso la sua dimora in via Tencarol, spostandosi in seguito assieme alla famiglia ad Aselogna (1955) nel fabbricato rurale appartenente al suocero dove accogliendo giovani allievi.


Il trasferimento in via Mantova
Nel pieno del boom economico, Francesco costruì a Cerea in via Mantova il suo primo negozio con laboratorio, mostra e dimora privata annessi, grazie alla vendita delle proprietà agricole della moglie. Nacque così, nel 1961, “ARTE NEL LEGNO – Francesco e Vittorio Bonfante”. Questo trasferimento avvenne nella via che rappresentava non solo una delle strade principali del paese, ma anche l’itinerario più favorevole per le esposizioni dei prodotti da parte delle ditte: su di essa gravitavano infatti fornitori, commercianti e clienti. Aiutato dal fratello Vittorio (Agostino venne a mancare in giovane età), che si occupava dell’approvvigionamento della materia prima, dei macchinari e dell’organizzazione del lavoro, Francesco seguiva l’intera filiera produttiva, dal progetto alla realizzazione del prodotto finito, studiando l’ebanisteria e i metodi di costruzione dei mobili antichi.
L’espansione della ditta
Al decennio del boom economico seguì un ulteriore periodo di espansione per il settore. Tra gli anni Settanta e Ottanta l’azienda, tra le poche in grado di realizzare mobili di altissima qualità ispirandosi ai vari stili con intagli di grande raffinatezza, si espanse con nuovi punti di vendita e botteghe. A Sanguinetto Renzo, il terzo fratello, cominciò ad occuparsi della gestione economica grazie alla preparazione di lavoro contabile in banca. A Cerea, invece, fu rilevato l’edificio della ex Cooperativa del Mobile d’Arte (C.A.M.A), attigua alla sede costruita nel 1961. A questa espansione ne seguì una seconda negli anni Ottanta nell’area dell’Emilia-Romagna, a seguito dell’insediamento del figlio Giuliano. La storia di questa ditta e della vicenda di Francesco Bonfante fornisce un esempio storico in due sensi. Da un lato l’espansione economica, strettamente collegata al settore del mobile d’arte che Cerea e i centri limitrofi esperirono soprattutto durante gli anni Cinquanta e Sessanta; dall’altro il profondo mutamento identitario e di atteggiamento mentale che rese la bottega artigiana strumento di crescita e realizzazione professionale, nonché di cambiamento da un assetto economico strettamente legato al settore agricolo ad un’economia più legata all’artigianato e all’industria.

Archivio Giorgio Sandrini
TESTIMONIANZA
di Teresa Bonfante, attuale proprietaria della ditta Francesco Bonfante, e Giancarlo Vicentini, ex dipendente
C’è un episodio particolare che può raccontarci?
«Un decennio fa un cliente di Brno (Repubblica Ceca) per il quale avevamo disegnato mobili mi ha commissionato un controsoffitto in legno per il suo soggiorno mandando solo alcune misure delle dimensioni del salone. Avevamo un riferimento simile in negozio e l’abbiamo realizzato a elementi smontabili con la possibilità di spazi di regolazione per adattarsi a eventuali discordanze. È stata “un’impresa”, senza progetto e presa di visione prima, ma siamo riusciti a montarlo e adattarlo alla perfezione. Abbiamo impiegato quattro giorni ma siamo stati soddisfatti del lavoro».
C’è qualche difficoltà o soddisfazione che raccontava Francesco?
«In passato alcuni commercianti-rivenditori usavano la tattica di commissionare e concordare prezzi ma al ritiro e facevano il gioco al ribasso. Mio padre non accettava e accollandosi il danno teneva i mobili, non era abile nel commercio quanto lo erano i fratelli, ma alla fine ha sempre trovato gratificazioni per l’esito dei suoi lavori».
Che rapporto c’era con i dipendenti?
«Buonissimo. Erano considerati della famiglia, mio zio Vittorio era un festaiolo, amava scherzare e facevano pranzi insieme. Una volta il lavoro si poteva fare così».
Quale messaggio vale la pena lanciare ai giovani?
[Giancarlo] «per i giovani, o riesci a fare un prodotto di nicchia, ma serve comunque avere le spalle coperte, perché iniziando da zero è difficile anche guadagnare per sé. Oggi vengono gli amatori, convinti anche di comprare un prodotto artigianale a prezzo industriale. Purtroppo, però il mobile prodotto da un artigiano non è come quello industriale in termini qualitativi, e questo incide anche nel prezzo». [Teresa] «I giovani vengono qua con l’idea di avere un mobile, ma non tutto è realizzabile. Ad esempio, due giovani sono venuti chiedendo di creare un letto da due idee differenti viste on line. Siamo riusciti a farlo e sono stati contenti per questo. Se ci sono la passione [ma anche, ndr] le difficoltà i giovani non devono deprimersi, ma affrontare la realtà».